Motoclub Pompone

ANCHE NOI ALLA NORTH WEST 200
Data: 14 maggio 2008

Il MC Pompone da mesi attendeva l’appuntamento con la North West 200, una delle più famose corse stradali del mondo che si svolge ogni anno in Irlanda. Il 14 maggio 2008, 34 soci del club sono volati a Dublino, hanno visitato la città, poi si sono spostati nel nord del Paese per assistere alle prove della gara; il gruppo si è concesso anche una giornata di turismo alla suggestiva Giant’s Causeway, le migliaia di colonne di basalto che si ergono sulla costa irlandese.
Finalmente arrivava il 17 maggio, giorno della gara: il gruppo, approfittando della possibilità di visitare il paddok, si avvicinava alle moto da corsa e incontrava i big, tra i quali John Mc Guiness il re del TT e una grande famiglia di piloti uniti da una fantastica passione. La gara è stata veramente entusiasmante, il tratto più spettacolare quello del lungomare, il pubblico numeroso e la velocità dei piloti tra muretti e marciapiedi impressionante. La Ducati di Rutter è stata prima in una manche e il figlio di Robert Dunlop (scomparso durante le qualifiche) vinceva la 250. Bonetti e altri italiani erano fra i pochi stranieri presenti. Giorni così intensi che non sembrano veri, ma dalle immagini scattate siamo sicuri che… c’eravamo anche noi!

p.s. In attesa di pubblicare alcune immagini della gara, ecco le emozioni vissute e raccontate da Andrea the Pres:

"C’è un angolo di Europa dove la strada un giorno all’anno diventa pista.
Siamo in Irlanda del Nord. A Port Rush, nel triangolo che forma con Port Stewart e Coleraine si respira un’aria fresca di motociclismo vero. Le moto sono quelle che incontri per le strade durante la settimana. L’abbigliamento anche.
Qui i campioni sono terreni, camminano tra la gente, sorridono in modo naturale per le foto.
Di soldi pochini, di passione tanta.
Anche di pericolo tanto. Il rischio è alto e il premio è più la gloria del trofeo che non il conto corrente.
Le balle di paglia tentano di dare la sicurezza a norma di legge…eh si! La loro legge.

Qui siamo in un altro pianeta, almeno dal punto di vista dei valori.
Un brivido ci corre lungo la schiena quando, dopo il volo Treviso-Dublino e la visita alla fabbrica della Guinness per poi proseguire in autobus fino all’estremo nord, scendiamo di corsa alla rotonda di Coleraine per vedere le prove (Practice) del giovedì sera.
Stanno girando le superstock. Al round-about arrivano a scheggia, entrano diretti, ginocchio giù, fuori prendendo la seconda uscita e tirone alle marce per lanciarsi sul lungo rettilineo verso a nord.

Scattiamo foto a raffica, ci vuole un po’ per calmarci. Dobbiamo entrare nel ritmo e quindi cosa c’è di meglio se non farsi un delizioso (!) hamburger con cipolla durante la pausa?
Solo pochi minuti; ripartono! Emozione ancora, arrivano i marshall, 1-2-3-4, veloci e pulitissimi girano attorno alla rotonda e su. Mezzo minuto e in lontananza e sentiamo i 2 tempi arrivare, dentro a palla e via come razzi, Passano pochi concorrenti. Non scatto foto perché questi voglio vederli dal vivo.

Ma si rialzano subito…falsa partenza?...sbandierano…interruzione…cosa c’è? Incidente? Mah forse no, speriamo…Intanto passano più piano poi fermi tutti. Un silenzio serpeggia tra la folla, si insinua tra gli appassionati, oscura i volti…passa troppo tempo. Qualche cosa di serio è successo. Mezz’ora e non riparte niente, il tempo ci scappa, dobbiamo avviarci verso l’hotel a Londonderry (ancora 70 km).
Appena prima di salire in autobus passa un’ambulanza a tutta velocità accompagnata da un paio di marshall in moto. Eh si è successo un incidente grave.
Solo alla sera alla tv apprendiamo che abbiamo visto Robert Dunlop piegare per l’ultima curva della sua vita. A 48 anni si è schiantato contro la moto che lo precedeva, bloccata per grippaggio!
Jesus, che roba!  Martin Finnegan è morto 15 giorni prima, adesso Robert…mi sembrano i ‘Dead man riding’! Che forte impressione di vulnerabilità e di vuoto si crea in noi motociclisti. Che spirito ci sarà a Port Rush? Come faranno a fare la gara? L’ambiente delle road races è di grande amicizia. Tutti si conoscono da molti anni. Robert era un vecio.

Il giorno pre-gara andiamo a visitare la Giants’ Causeway. Rocce dure, basaltiche, scaturite dell’interno incandescenti e raffreddate a suon di onde fredde. Queste canne d’organo resistono da millenni con la loro forma esagonale. Il sole e una giornata incredibilmente mite ci accompagna.
Passiamo per il paddock e respiriamo l’aria dei non-professionisti. Stefano Bonetti ci accoglie sotto la sua tenda e ci mostra un motore con le valvole impiantate di traverso. Alla NW200 i rettilinei sono lunghi e i motori girano al max (oltre 300 kmh) x un bel po’. Se il motore non è originale gli altri ti scappano, se lo elabori rischi di rompere. Peccato, non vedremo Bonny domani. Auguroni a te e la tua banda di colleghi per il TT.
Scendiamo a Bellamoney per un omaggio al memorial di Joey. Essere lì proprio il giorno dopo la morte del fratello Robert è toccante. Stessa età, stessa dinamica.
Il padre parla alla radio e dice: ‘I Dunlop sono una famiglia di piloti, e continueranno a correre’. Ci saranno i giovani figli di Robert e Joey alla partenza!
Questo è un altro pianeta! Come si può a partire e vincere una gara nella quale fino a 2 giorni prima doveva correre anche il padre,… ora morto?
Bravo Michel Dunlop. Tanto di cappello a questo spirito. La vita è dura e questi se la conquistano nei week end con questo tipo di gare. Avanti!

Il giorno della gara c’è un bel casino. Il traffico è intenso e arriviamo giusti per l’inizio.
Un minuto di silenzio in omaggio a Robert e poi iniziano le danze. Un tuono si annuncia, si avvicina velocissimo e ci sfreccia di fronte. Siamo sul lungomare. Scoppi e vampate dalle marmitte per la forte decelerazione e curva secca a sinistra verso sud. Sono circa 9 i minuti per rivedere queste frecce. Sul leggero dislivello i più bravi si buttano in avanti per schiacciare la ruota giù, mentre tutti più o meno sollevano l’avantreno per una spettacolare impennata con immediata frenata non appena la ruota tocca terra.
L’aria è un po’ fredda e un vento grigio scende da nord. Tutti appostati nei punti più strategici. Sedie, poltrone, impalcature fuori da tutte le case. Nei giardini sfrigolano gli hamburger e le birre girano.
Si susseguono le prove, 2 per ogni categoria a parte le 125. Girano anche i supermono. Cambiamo più posizioni e riusciamo ad assorbire per bene lo stile della gara. Tonnellate di megabyte di foto per cercare di bloccare queste emozioni.
Michel Rutter ci accontenta portando la 1098 al podio di gara 1 SBK. Si sente arrivare il rombo di tuono cupo dell’unica Ducati in mezzo ad una miriade di jap, e la gente si esalta.
In superstock si distende chiudendo l’interno proprio davanti a noi. Peccato. Un applauso lo accompagna fin tanto che tranquillo, firmando autografi ai marshall, rientra ai box per la prox gara.
Abbiamo capito che le moto possono rimanere di serie (per non rompere facilmente) e correre anche sulla SBK. Solo i team più grossi hanno due moto.
Come negli anni ’70 e ’80 in queste gare i piloti corrono in più categorie. Bravi.

Fine giornata, grande adrenalina da smaltire, tutti a parlare di quello che hanno visto. Foto di gruppo in partenza e poi 4 ore di viaggio serale verso Dublino. La campagna Irlandese è proprio tranquillissima. E’ sabato sera ma non c’è nessuno in giro.
La notte sarà molto breve causa il volo dell’alba per rientro in una piovosa Italia. Pacche sulle spalle, sorrisi, battute ma soprattutto un ‘se vedemo’ alla prossima.
Il Pompone si inventerà un nuovo Tour internazionale per vivere il motociclismo a 360 gradi." 

Andrea